Uscendo con un sorriso

Sono seminudo con la faccia sul pavimento caldo, mentre un tizio corpulento e deciso mi tiene un piede sulla schiena tirandomi le braccia verso l’alto. Ma non mi sta menando, no, anzi, mi sta facendo del bene. Si tratta di un massaggiatore coscienzioso che piega ogni mia giuntura mettendo a dura prova la capacità d’allungamento dei muscoli. A Ouarzazate m’è venuta l’ispirazione di provare quanto di più arabo ci sia, nel mio immaginario, oltre al dromedario e al deserto: un hammam, un bagno pubblico. Il bagno si trova in un quartiere popolare, qui non c’è niente di chic, e quando entro nel grande spogliatoio pieno di gente sono già sulla bocca di tutti: unico straniero e, per di più, con un paio di mutande colorate; dalle mie statistiche visive i marocchini indossano biancheria intima bianca o nera. Sì, perché siamo tutti in mutande, io e altre decine e decine di uomini e bambini di tutte le età, che la domenica sera vengono a lavarsi in un rituale igienico e collettivo che fortifica i rapporti sociali della comunità, del clan, della famiglia. Si va all’hammam in gruppi di fratelli, di cugini, padre e figli, amici e ci si lava a vicenda. All’ingresso ho comprato il guanto di crine e i saponi, quello nero emolliente all’olio d’oliva e quello più schiumoso per l’ultimo lavaggio, adesso li gestisce entrambi Ahmed, il tizio corpulento che, a pagamento, entra nel mio rito. Il vapore e l’alta temperatura mi fanno sudare, aprono i pori di una pelle che se ne va pelata via da uno scrubbing potente, mi viene in mente la pialla. Il corpo, tutto, riceve il trattamento, pure le ascelle, l’inguine, la faccia, le orecchie. Ahmed non dimentica nulla. Poi una secchiata d’acqua calda e la prima insaponata, col sapone nero, altro scrubbing, altra secchiata quasi terapeutica: sono seduto a gambe incrociate sul pavimento mentre l’acqua cade sulla testa e le spalle in tre ondate, massaggiando il corpo che si flette e rilassa. Poi il sapone, lo shampoo e altre secchiate, d’acqua più fresca. Ora ho più coscienza del corpo e dei muscoli, la pelle liberata respira. Vorrei parlare arabo, vorrei conversare come fanno tutti, mentre insaponano, lavano, massaggiano. Vorrei uscire con un sorriso, e lo faccio, più sicuro di quando titubante, e sporco, sia entrato.

© Michele Molinari / MOSAIC

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