E tu chiamala low cost

Abituati a anni di tirannia irlandese, a acquistare anche una lozione per le articolazioni prima di imbarcarsi per lenire le pene, a lesinare sui ricambi per non pagare un bagaglio in più, ci siamo imbattuti in una low cost diversa. Perché diversa? La risposta più ovvia è: per forza, è premium. Dove per premium si intende, in generale, qualcosa di superiore al basic. Ma non è solo così. Air Arabia è una compagnia che mette in comunicazione il Marocco con l’Europa, e con l’Italia in particolare, con Airbus 320. Casablanca è collegata con Milano-Bergamo, Torino-Cuneo, Bologna e Venezia, dove le comunità marocchine sono più forti e dove, il flusso dall’Italia, turistico e business, è più intenso. Ci sono due cose, in particolare, che rendono il volo più piacevole. La prima è il pitch di 32” (81,28 cm). Che vuol dire? Che la distanza tra un sedile e l’altro ha quella confortevole misura. Il che significa, praticamente, evitare quell’acquisto di lozione di cui si è detto sopra. La seconda è che la presentazione di sicurezza, un video in tre lingue, arabo, inglese e francese, è fatta da bambini, che simulano con piglio e un pizzico di ironia, i gesti e le parole delle hostess. Mette di buon umore, ed è seguita da tutti. Le hostess vere, al contrario, sono in cardigan e pantalone grigio, con un rossetto rosso a dare un po’ di colore.

© Valerio Griffa / MOSAIC

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Datteri

La piazza intorno è polverosa, quasi a sottolineare la vicinanza del deserto. Il suq, però, è un’altra cosa. Entro da una porta colorata, bianco e sabbia, verde nelle tegole smaltate. I banchi sono lì, ordinati e pieni, tutti con la stessa, preziosa merce: datteri, datteri di Erfoud. Avete presenti quelli rinsecchiti e smortini che arrivano da noi? Ecco, altro frutto, altra categoria. Questi sono il prodotto del palmeto di Tafilalet, quella grande oasi che l’acqua dell’Atlante, prima di insabbiarsi di fronte alle dune, regala. Beh, proprio regalata non è. Bisogna sudarsela, l’oasi e le sue splendide palme. Con lo scavo dei canali, con la regolazione dei flussi, con la cura per le piante. Poi, però, quel tetto verde regala ombra e la possibilità di altre coltivazioni più in basso, mentre concentra il calore estivo in quei grappoli gialli che pesano fino a 50 chili. Il suq qui è diverso dagli altri, più serietà, più competenza. Questo è un suq di produttori, non di venditori. I contadini hanno tutta la rudezza e la competenza di chi li conosce a perfezione, quei frutti color caramello. Oblunghi, rugosi, carnosi, con una pelle porcellanata, una polpa teneramente fibrosa, un nocciolo docile, che si separa facilmente e poi scivola consenziente a parte, rassegnato all’espulsione. Sono datteri Sijilmassa, qualità superiore. Assaggio, gusto, rigiro nel palato. Che differenza. Seta frusciante, sulla lingua. Ne ordino subito un chilo e poi vado a bere un tè alla menta, mentre un vecchio artigiano gentile mi snocciola le qualità delle sue teiere eleganti.

© Valerio Griffa / MOSAIC